Archivio per febbraio 2010

RIUNIONE SETTIMANALE

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CIAO E BENVENUTI A TUTTI I RAGAZZI E LE RAGAZZE.

Il prossimo martedì 2 marzo la RIUNIONE SETTIMANALE verterà su:

- IMMAGINI SONORE (scelta canzone e attori per la videoclip) e su

- VOSTRE PROPOSTE

LA FREQUENZA AL CENTRO ICARO, come sapete, è gratuita entro i limiti di età stabiliti.

LE UNICHE COSE RICHIESTE E OBBLIGATORIE SONO:

L’ISCRIZIONE (FIRMATA DAI GENITORI PER I MINORENNI)

LA RIUNIONE SETTIMANALE CUI TUTTI SONO TENUTI A PARTECIPARE CON RESPONSABILITA’, SOSPENDENDO I GIOCHI E OGNI ALTRA ATTIVITA’

RISPETTARE LE REGOLE MA SOPRATTUTTO GLI OPERATORI E TUTTE LE PERSONE PRESENTI AL CENTRO ICARO

RISPETTARE LA STRUTTURA E AVER CURA DEGLI OGGETTI

E’ FACOLTATIVO MA CALDAMENTE CONSIGLIATO

PARTECIPARE A INIZIATIVE PROPOSTE DA RAGAZZI, EDUCATORI, ALTRI SOGGETTI DEL TERRITORIO.

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ITALIANO AL 100%

Per i nostri lettori ecco il primo racconto. E’ stato scritto da una ragazza marocchina che frequenta lo Spazio Scuola del pomeriggio.

cali

Un giorno sulle coste dell’Italia meridionale sbarcò una nave con centinaia di migranti da tutto il mondo.
Durante il lungo viaggio morirono molte persone e tra essi i genitori di un bambino pakistano, rimasto in vita grazie a loro, che lo misero in salvo.
Era un bambino di cinque anni, aveva gli occhi marroni, i capelli neri ed era di carnagione chiara; strano che un pakistano abbia la carnagione chiara, ma era così.
Fu portato in un orfanotrofio dalla polizia e dopo alcuni mesi fu adottato da una famiglia italiana che non aveva figli.
Appena arrivò dai genitori adottivi si mise a piangere, perché gli vennero in mente i suoi che ormai non c’erano più ma, come gli dicevano, se loro non erano fisicamente con lui, gli sarebbero stati sempre accanto con l’anima che quella non muore mai!
I nuovi genitori lo curarono e lo trattarono proprio come un loro figlio e non come uno straniero, come pensavano molti.
I Giarminci, i vicini di casa che si impicciavano sempre delle cose altrui, andavano dicendo:- I Mariani hanno adottato uno straniero!!
Allora, tutti quelli che abitavano in quel quartiere volevano andare a vedere se quello che avevano detto i Giarminci era vero.
Un giorno Patrizia, la mamma del bambino, seppe quello che andavano dicendo i suoi vicini allora organizzò una festa apposta per suo figlio che aveva deciso di chiamare Michele. Invitò tutti gli abitanti del quartiere e si mise d’accordo con Mario, suo marito, e con il bambino, per organizzare una sorpresa: quando sarebbero venuti gli ospiti Michele avrebbe detto quelle due righe che gli fecero imparare e avrebbe messo lo smoking che aveva comprato con il papà.
Gli ospiti rimasero affascinati dal modo di parlare e di vestire del bambino e come stava scritto nelle prime righe dalla sua carnagione non sembrava proprio uno straniero ma un italiano al 100%. La festa si concluse con una bellissima cena e tutti erano contenti di avere tra loro il bambino dei loro vicini.
L’arrivo di Michele cambiò molte cose in quel quartiere: non ci furono più distinzioni tra stranieri e italiani, tutti cominciarono ad aiutare i più bisognosi e ogni mese inviavano soldi raccolti nelle parrocchie ai bambini dei paesi poveri.
A settembre lo iscrissero in una scuola vicino casa così lui poteva studiare e fare delle amicizie ma fu un po’ difficile convincerlo a frequentare la scuola. Patrizia lo accompagnò in un centro commerciale per comprargli il materiale che gli sarebbe servito a scuola: gli comprò uno zainetto, l’astuccio, le penne colorate e molto altro.
Il primo giorno di scuola Michele fu accompagnato dalla sua mamma fino al cortile dove tutti i bambini aspettavano con ansia la campanella che doveva suonare dopo tre mesi di vacanze estive.
Michele era rimasto a bocca aperta nel vedere così tanti bambini come lui che andavano a scuola. Nel suo paese gli era capitato di vedere tanti bambini insieme, ma non davanti a una scuola, bensì nelle fabbriche dove venivano sfruttati per farli lavorare.
In Pakistan andavano a scuola solo i bambini che se lo potevano permettere e adesso anche Michele poteva andarci con molta tranquillità perché in Italia le scuole sono pubbliche per tutti i bambini e tutti hanno il diritto di andare a scuola come dice la Costituzione Italiana.
Poco dopo entrarono in classe e Michele si mise vicino ad una bambina egiziana che era nata in Italia.
La maestra entrò in classe e disse:- Buon giorno bambini io sono la maestra Claudia, insegno italiano e vi accompagnerò fino alla quinta classe. Adesso ognuno di voi si alzerà in piedi e dirà il suo nome così io vi conoscerò e anche i vostri compagni vi conosceranno meglio.
Ogni bambino si alzò e si presentò dicendo il suo nome, toccò a Michele, che aveva molta paura a parlare, ma alla fine ci riuscì. La maestra cominciò a parlare di quello che avrebbero fatto durante l’anno scolastico. Poi diede loro delle matite colorate e dei fogli e gli fece colorare dei disegni.
Finite le lezioni di scuola Michele uscì dalla sua classe con Malak, la sua compagna di banco e si avviò verso l’uscita aspettando sua madre che doveva venire a prenderlo con l’auto.
Appena arrivò la sua mamma, Michele le chiese se Malak poteva venire a casa sua per fare merenda insieme.
Lei senza pensarci due volte disse di sì perché secondo lei Michele doveva avere più amici possibile e così si sarebbe trovato sempre meglio nella sua nuova vita.
Con la felicità che gli usciva da tutte le parti, Michele non fece nemmeno pranzo e, nel pomeriggio, aspettò con ansia la sua amichetta. Appena fu arrivata si misero a disegnare e dopo fecero merenda e guardarono i cartoni animati. La sera Michele si addormentò molto felice e da quel giorno Malak divenne la sua migliore amica.
Dopo alcuni anni Michele andò in Pakistan accompagnato dai suoi genitori e da Malak per rivedere i suoi parenti che da molto tempo non aveva più visto.
Arrivati in Pakistan, a Michele vennero in mente tutte le gioie le tristezze che aveva vissuto con i suoi genitori e non ce la fece a trattenere le lacrime che gli riempirono gli occhi. Malak e i suoi genitori lo consolarono e continuarono il loro tragitto per arrivare a casa degli zii.
Dopo alcuni giorni Patrizia disse a Mario:- Dobbiamo ritornare a casa, i genitori di Malak saranno preoccupati per lei, gli abbiamo detto una settimana ne sono passate due, secondo te non abbiamo esagerato un po’?
- Si, è vero, dobbiamo ritornare a casa… però come facciamo? E’ difficile convincerlo; di sicuro vorrà restare ancora un po’ di giorni qui!
I genitori però si sbagliavano perché appena gli dissero: – Michele, dobbiamo ritornare a casa perché i genitori di Malak saranno preoccupati per lei!- lui rispose: – Si mamma, è vero, dobbiamo ritornare; e poi abbiamo molto da ricuperare a scuola!-disse lui molto convinto

I genitori rimasero sbalorditi da quello che aveva detto il figlio perché si aspettavano una reazione che tutti i ragazzi di oggi fanno dopo che i genitori gli dicono di fare qualcosa.
Michele andò a preparare le valige, ma i suoi occhi erano lucidi, era davvero dispiaciuto di lasciare il suo paese.
Ritornati in Italia i vicini insistettero per farli cenare da loro dato che erano rientrati di sera tardi. Fecero cena e subito rincasarono perché erano travolti dalla stanchezza e dalle emozioni del lungo viaggio.
Il giorno dopo Michele tornò a scuola. Anche se era stanco morto non poteva assentarsi più di tanto perché non era più in prima che se anche faceva tante assenze lo promuovevano lo stesso; ora faceva la quarta elementare. E tuttavia lo avrebbero promosso lo stesso!
Passarono molti anni. Michele diventò grande, si diplomò e si iscrisse all’Università degli Studi di Macerata.
Nonostante si chiamasse Michele Mariani e avesse la pelle chiara, al Liceo c’era Federico, un suo compagno di scuola, che sapeva della sua provenienza e che lo tormentò per 5 anni, facendogli stupide battute come ad esempio: “Profugo” oppure “extracomunitario”. Ma ciò che più disturbava Michele era che Federico lo giudicava solo in base alle sue origini e gli diceva tutti i giorni: “Uno come te non diventerà mai una persona importante”.
Questo fatto disturbava molto Michele; tuttavia lui faceva finta di niente, ci rideva sopra e dentro di sé raccolse la sfida, decidendo di fare qualcosa per le persone in difficoltà.
S’impegnò molto, studiò, si laureò e aprì una nuova banca solo per clienti stranieri chiamata, appunto, la “banca di tutti gli stranieri”!
Grazie a questa attività Michele poté vivere molto bene fino alla vecchiaia accompagnato da sua moglie, Malak e dai suoi 2 figli e nipoti.

Sofia

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I RACCONTI DI ICARO

LIBRIInizia oggi la pubblicazione di racconti scritti dai ragazzi del Centro Icaro.
Il primo racconto è intitolato “Italiano al 100%” ed è stato scritto da una ragazza marocchina che si firma Sofia.

RICORDO CHE QUESTO SPAZIO E’ DISPONIBILE ANCHE PER I RACCONTI DEL PROGETTO BULLISMO CHE LA PSICOLOGA MARIELLA ANTOGNOZZI HA PROPOSTO NELLE CLASSI DELLA SECONDARIA INFERIORE.

FESTA DI GIOVEDI’ GRASSO E CARNEVALE

carnevaleAL CENTRO ICARO FESTA IN MASCHERA PER GIOVEDI’ GRASSO E PER CARNEVALE: PORTATE DOLCI E BIBITE.
LO SPAZIO SCUOLA RESTERA’ CHIUSO PER CARNEVALE (16 FEBBRAIO).

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